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I materiali delle
culture paleolitiche coprono un arco di tempo molto
ampio, da circa 400 mila a 10 mila anni fa.
Poche aree italiane hanno
fornito, come il Finalese, tante testimonianze delle
diverse specie umane, dedite alla caccia e alla raccolta
di vegetali spontanei e frutti, vissuti in Europa tra il
Paleolitico inferiore e quello superiore. Nelle vetrine
del Museo è possibile percorrere per intero la lenta
evoluzione della tecnica di scheggiatura della pietra,
che queste popolazioni impiegarono per la realizzazione
di una strumentazione sempre più complessa,
indispensabile per le attività quotidiane e la
sopravvivenza. I bifacciali provenienti da siti
all’aperto dell’Altopiano delle Mànie e dalla Caverna
delle Fate, costituiscono eccezionali reperti dell’Homo
erectus del Paleolitico inferiore (350mila-120mila
anni fa).

Dagli stessi siti
provengono anche importanti testimonianze della specie
umana successiva, l’Uomo di Neandertal con la sua
cultura musteriana, vissuto nel corso del Paleolitico
medio (120mila-38mila anni fa). Preziose tracce di
questo nostro antenato sono state restituite dall’Arma
delle Mànie e dalla Caverna delle Fate, che ha
conservato i resti ossei di almeno cinque individui, sia
bambini che adulti. Tali resti, esempi finora unici nel
panorama archeologico dell’Italia settentrionale, sono
espressione di un ambiente assai diverso da quello
attuale: l'Uomo di Neandertal visse in periodi
climaticamente più freddi, accanto ad un grande
predatore come l’orso delle caverne, di cui è esposta la
ricostruzione completa dello scheletro di un grande
esemplare e l'ambientazione in scala reale di un
esemplare all'interno di una grotta.

Durante l’ultima grande
glaciazione, che segnò l’estinzione dell’Uomo di
Neandertal, nel Paleolitico superiore compare l’Uomo
moderno (38mila anni fa), il nostro più immediato
progenitore. Oltre che per la sempre più raffinata
produzione di strumenti in pietra scheggiata, questo
nostro antenato ci è noto grazie al ritrovamento di
importanti sepolture. Dalla Caverna delle Arene Candide
provengono, infatti, eccezionali esempi di inumazioni.
Prima fra tutte quella del “Giovane Principe” (24mila
anni fa), di cui è esposto in museo un calco che
riproduce il momento della sua scoperta. Questa
sepoltura è così chiamata per il ricco insieme di
oggetti che accompagnò il ragazzo nell'aldilà: un
copricapo di conchiglie, quattro bastoni forati ricavati
da palchi d’alce, una grande lama di selce stretta in
una mano, vari ornamenti in avorio di mammut. Altre
tombe delle ultime fasi del Paleolitico, datate a 10400
anni fa, forniscono altrettante interessanti
informazioni su queste antiche culture, come nel caso
della sepoltura di un bambino, che al momento della
morte venne inumato su un letto di ocra rossa e forse
coperto da un mantello costituito da code di scoiattolo.
Un affascinante ritrovamento che ci restituisce una
suggestiva immagine della ritualità di queste genti. |