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L’archeologia dell’età romana, che
nella zona ha inizio con la definitiva sconfitta delle
tribù liguri nel 180 a.C., trova soprattutto espressione
nelle necropoli rurali di Isasco e di Perti, i cui
corredi sono esposti nella sala VIII, oltre che
nei ponti di età imperiale della val Ponci, connessi
alla via Iulia Augusta. Oltre ai materiali
riconducibili a corredi funerari di tombe a creamazione
o ad inumazione di I-VII secolo d.C., composti da
ceramiche fini da mensa (Terra Sigillata italica e sud
gallica, vasi a pareti sottili), ma anche da ceramiche
grezze di produzione locale, lucerne, balsamari in
vetro, chiodi rituali e oggetti appartenenti
all’ornamento personale del defunto. Inoltre, nella sala
sono esposte una sepoltura entro anfore di IV secolo, da
Perti, e una tomba “alla cappuccina” di II secolo da
Finalmarina, con tegole poste a protezione della
sepoltura e tubo per le offerte rituali.
La graduale affermazione a partire
dal IV-III secolo a.C. di una economia monetaria si
riflette nei numerosi reperti numismatici, che
esordiscono con monete puniche provenienti dalla
Sicilia, dalla Sardegna e dal Nordafrica rinvenute a
Perti, intensificandosi in età repubblicana nel II-I
secolo a.C. e raggiungendo il suo acme in età imperiale
fino all’età bizantina.
Grande
importanza per la diffusione del Cristianesimo
nell’Italia settentrionale riveste l’epigrafe funeraria
di Lucius Helvius, graffita su una tipica tegola
ad alette. Rinvenuta a Perti e riconducibile al
362 sulla base
dell’indicazione del console, essa costituisce la più
antica attestazione datata della diffusione del
Cristianesimo nell’Italia nord-occidentale.

I reperti provenienti dalla
fortezza di S. Antonino dimostrano la rilevanza
rivestita dal Finale nel quadro della Liguria bizantina,
tra la metà del VI e il VII secolo, quando il territorio
era controllato da questo castello e la rada portuale di
Varigotti costituiva il naturale tramite col mondo
mediterraneo. I materiali
rinvenuti, in particolare le anfore e le ceramiche da
mensa documentano i rapporti che univano questo
castrum al Nordafrica e ad altre aree del
Mediterraneo controllate dall’Impero di Bisanzio.
Dalla chiesa di S. Lorenzo di Varigotti proviene un
sarcofago romano strigilato in marmo bianco, rilavorato
nella seconda metà dell’VIII secolo con croci gigliate,
significativo esempio delle tecniche artistiche
altomedievali.
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